Fellini

Fellini

Rimini è anche il grande cinema.
È il mondo fantastico di Federico Fellini, nei film del regista (nato a Rimini il 20 gennaio 1920) il passato riminese ricorre di continuo: le piazze Cavour e Tre Martiri che diventano quelle di Amarcord (“mi ricordo”, in dialetto), il cinema Fulgor nel Corso che rivive in Roma e Amarcord, la spiaggia con le cabine della “Città delle Donne”, i portici e le panchine dei Vitelloni, il Grand Hotel.
Federico Fellini - Hollywood gli ha tributato ben 5 Oscar - aveva un rapporto combattuto e viscerale con Rimini dove ha chiesto di riposare per sempre.
Ora il Maestro non c’è più, se ne è andato il 31 ottobre del 1993.
Ma la sua memoria è custodita dalla Fondazione Fellini che nella sua nuova sede, in via Nigra 26, ha aperto le porte della Casa Museo Fellini: un’occasione imperdibile per scoprire un Fellini più intimo: le sue letture, i suoi disegni, i costumi di scena, le foto dei set (ingresso gratuito, aperta al pubblico il sabato, la domenica e tutti gli altri giorni festivi dell'anno, dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 16 alle 19.
Gli uffici sono invece operativi dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, info: Tel 0541. 50085- 50303 – www.federicofellini.it).
C’è tanta Rimini nei film di Fellini, anche se le scene erano sempre ricostruite a Cinecittà o altrove.
Per scoprirle si può partire subito da Parco Fellini dove si affaccia il candido Grand Hotel.
Volendo, si può dormire nella suite Fellini (la sua preferita) o prenotare una cena a base del menù Fellini (tel. 0541.56000).
Le tappe successive saranno il porto e la “palata” dove i Vitelloni filosofeggiavano stancamente in una Rimini invernale e dove il motociclista di Amarcord veniva a “sgasare” anche il treno (metafora del viaggio) e la stazione appaiono spesso nelle storie di Fellini: l’originale è in piazza Battisti.
Ci sono poi le varie case dove abitò la famiglia Fellini, lo stesso regista non si ricordava della sua primissima dimora (in via Fumagalli), ma solo che suo padre un giorno gli indicò vagamente una strada dicendo che là lui era nato.

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